mentre sono in cella, in carcere, vengono soccorsi in tempo, non sono ancora morti, sono in fin di vita, spesso, vengono caricati in autoambulanza, sull’autoambulanza muoiono prima di arrivare all’ospedale, oppure arrivano all’ospedale in coma, muoiono dopo alcuni giorni, per questi casi noi parliamo di morte di carcere e li mettiamo nei nostri dossier, per il Ministero se una persona esce dal muro di cinta del carcere ancora viva, quindi viene caricata in autoambulanza viva, per lui non è più morto in carcere, arriva in ospedale, viene ricoverato in coma, però è vivo, non è morto di carcere e quindi non rientra nelle statistiche del Ministero."
2009, un ecatombe silenziosa
Francesco Morelli: "Quest’anno sta succedendo un'ecatombe, quest’anno noi abbiamo già contato 50 suicidi, a fronte dei 48 contati l’anno scorso, poi divenuti ufficiali 42 e la proiezione è di 70 suicidi in carcere quest’anno".
Laura Baccaro: "Sono una psicologa specializzata in criminologia e collaboro con Ristretti da alcuni anni. Quest’anno è un’ecatombe effettivamente e questo fatto dalle nostre indagini, da quanto siamo riusciti a capire, dipende da un motivo importante, anzi forse due: il sovraffollamento che comunque non è secondo noi il fattore determinante, tanto quanto le politiche di sicurezza, perché vengono applicate. Cosa sta succedendo? Che le persone in carcere vivono la percezione della realtà esterna, filtrata dai mass media. L’opinione qual è? L’opinione è lasciamoli dentro, lasciamoli in qualsiasi modo per la sicurezza, non li vogliamo più fuori."
Francesco Morelli: "Teniamo conto che la media delle persone che rientrano
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