Le misure alternative: la soluzione efficiente, economica e dimenticata Francesco Morelli: "Saper stare in carcere è fondamentale per evitare di suicidarsi, è fondamentale per evitare conflitti con gli altri detenuti e con l’istituzione, quindi per evitare di finire in isolamento, di prendere botte, per uscire il meglio possibile dal carcere. E’ un’abilità che alcune categorie di detenuti non hanno, non hanno perché in carcere non sono mai state, le persone arrestate la prima volta, le persone giovani, le persone che vengono da dei disagi particolari come i tossicodipendenti, come gli stranieri, arrivano in carcere impreparati, è logico che uno arrivi impreparato a un’esperienza del genere, se è la prima volta che lo arrestano, però questa mancanza di esperienza si rileva spesso fatale perché in effetti i suicidi sono molto più frequenti tra le persone alla prima detenzione e tra le persone giovani. La speranza nelle misure alternative si è andata affievolendo in maniera spaventosa, quella rappresentava, credo per molti anni, un valido deterrente, uno sa che se gli danno 10 anni, deve scontarseli tutti e 10, perché ormai fino a qualche anno fa e poniamo proprio come divisore l’indulto, l’indulto ha cambiato completamente la faccia del carcere, nel senso che dopo l’indulto nessuno è più uscito, prima dell’indulto c’erano all’incirca in maniera alternativa quindi in affidamento, in semilibertà lo stesso numero di persone che erano in carcere, oggi ci sono 64 mila persone in carcere e 9 mila persone in misura alternativa, i detenuti si uccidono di più anche per quello, perché il carcere di oggi è un carcere dove le condizioni sono di maggiore sofferenza e la speranza è venuta meno.
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